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20 gennaio 2007
È un sabato mattina strano, mi si chiudono gli occhi, di solito
attendo con ansia il pisolino mitico del sabato pomeriggio, che mi
ricarica di tutte le fatiche settimanali.
Visto che sono passato a trovare un cliente, sbircio se trovo una
farmacia aperta, mi sembrava giusto provare la pressione, ma le
trovo tutte chiuse e non mi fermo a vedere quella aperta di turno.
Porto a casa mio figlio Marco da scuola, non senza qualche
difficoltà, in tangenziale, gli occhi continuano a chiudersi, ben
venga il pisolino dopo pranzo.
Mi sveglio e comincia a girarmi la testa, ecco sembra labirintite,
mi sdraio sul divano e passa, ok mi sento un po’ strano, allora
chiamo Paolo, il mio amico medico.
Opss… scarta immediatamente la labirintite, mi consiglia di
stare calmino e di non affaticarmi alla televisione… seguo il
suo consiglio, mi metto a letto, scopro che mia moglie ha lo
strumento per provare la pressione, tutto sembra OK ma verso le 21
vomito un paio di volte.
21 gennaio 2007
Mi sveglio sempre più strano, parlo con mia moglie e… sto
biascicando le parole !
Mi alzo e barcollo, prendiamo la decisione immediata di recarci al
pronto soccorso; comunque mi faccio una doccia, non immaginando
che nei i prossimi ... mesi avrei sognato di farne un’altra.
Mentre mia moglie guida, chiamo il 118, l’operatore mi fa
diverse domande, mi chiede a che punto sono per strada e che auto
guida mia moglie, avrebbe allertato il pronto soccorso per
ricevermi immediatamente all’arrivo.
Continuo a scartare problemi di cuore, mi sembrava che dovesse
informicolarsi qualche lato del corpo, se ci fosse un infarto in
atto; l’ictus lo scartavo, altrimenti sarei già conciato male !
Arrivo al pronto soccorso alle 8,35 barcollando sempre più, ho
poche forze, mi gira la testa e vomito.
Mi intervistano alla reception e mi fanno accomodare dal medico.
Lo scoprirò solo dopo, ma sarà un grosso piacere, sono capitato
nelle mani giuste, il medico mi fa fare le analisi di routine,
la TAC
, RM, ECG, ecc. quindi mi ricovera in Neurologia con già l’idea
che possa avere in corso
la Sindrome
di Guillain-Barrè.
Arrivo in Neurologia alle 11,42 e vengo immediatamente avviato
verso un paio di esami importanti per escludere del tutto
possibilità di tumori in atto, tra cui anche la rachicentesi.
Anche
la Dott.ssa
, a questo punto, parte con la terapia giusta: le immunoglobuline.
Sono le 17, io sto sempre peggio, ma la battaglia comincia con il
piede giusto, siamo nettamente in vantaggio, posso solo vincere !
La Dott.ssa
di notte mi segue incessantemente, oramai non deglutisco più, mi
danno un aspiratore per togliere tutta la saliva che produco e che
mi riempie la bocca.
Comincio a faticare, ansimare, la respirazione si fa difficoltosa,
sempre più.
22 gennaio 2007
Ormai respiro a fatica, con la mascherina anche anche, mi faccio
sempre più domande, ma… arriva la barella, all'altro reparto mi
stanno già aspettando, la corsa continua, vengo intubato, e sotto
continuo monitoraggio, vengo ricoverato in rianimazione.
23 gennaio – 30 gennaio 2007
Per qualche giorno vengo tenuto quasi costantemente sedato, poi
sempre meno; ci sono certi risvegli tragici: ricordando gli incubi
del sogno appena vissuto, ma non riesco ancora a capire cosa stà
succedendo, non mi muovo assolutamente, neppure un dito.
Finalmente sento i medici che dicono di sospendere i sedativi di
giorno: finalmente riesco a capire quando è giorno, finalmente
ricomincio a mettere ogni tassello al punto giusto, ripercorro
tutto il cammino, ma non riesco ad aprire gli occhi, a muovere la
lingua, posso solo ascoltare, pensare pensare pensare…
31 gennaio - 8 marzo 2007
… ma cosa posso pensare ?
Sento tutto, scopro che quello che ho preso è una sindrome, che
dovrebbe essere una cosa lunga ma dovrei tornare normale, ma come
? come è possibile che il mio corpo possa guarire ? devo comunque
crederci… ho qualche alternativa ? no !
Ma quanto lungo ? ascolto i medici che parlano di 9 – 15 mesi, in
un altro discorso accennano al fatto che se il paziente lavora e
collabora potrebbe abbassarsi del 20% il tempo…
Così come sono, completamente paralizzato, potrebbe sembrare un
inferno ma non sarà sempre così mi dico, ci sarà un
miglioramento sempre e continuo fino ad arrivare alla guarigione,
quando riuscirò a sedermi, scrivere e almeno guardare la
televisione, allora ecco il mio primo errore, riesco a sentire in
che giorno siamo, allora comincio a contare i giorni, ma qui
parliamo di mesi, come sarò in marzo ? e in luglio ? terribile,
bisogna fare qualcosa.
I medici raccomandano a mia moglie, da subito, di tenermi sempre
informato su tutto quello che succede fuori, probabilmente,
dicono, potrei sentire.
Allora lei arriva all’orario delle visite parenti e mi legge
articoli della Gazzetta di Parma e della Gazzetta dello Sport.
Quanto diventa importante l’orario di visita, quando sento
l’infermiera chiedere alle colleghe “facciamo entrare i
parenti” il sorriso spunta …nella mia mente !
Verso metà febbraio comincio a muovere le dita delle mani e dei
piedi, i primi piccoli gesti inducono i medici a trovare il modo
di colloquiare, se muovo le mani vuole dire no, se muovo i piedi
vuole dire si, è la prima conquista.
Riuscirò così anche a scegliere gli articoli che mi interessano di
più, mia moglie mi elencava i titoli e io le facevo capire quelli
che potevano interessarmi.
Cominciano anche ad aprirmi, manualmente, gli occhi, alzandomi le
palpebre, riesco a vedere finalmente mia moglie, anche se
completamente coperta dalla cuffia, dalla mascherina,
i miei figli e le persone che mi circondano.
Mi dicono che devo lasciarli aperti poco altrimenti potrebbero
asciugarsi.
Qualche volta durante le posture, strisciando sul cuscino mi si
aprivano gli occhi, con grande terrore che l’infermiera non se
ne accorgesse e li lasciava aperti, aiuto, ma non potevo dire
niente, dovevano solo ricordarsi di chiudermeli.
Dovevano anche ricordarsi di controllare le orecchie che non fossero
piegate, quante cose mi facevano tremare ogni volta. Il primario
si era particolarmente raccomandato con il personale medico.
Mia moglie arriva con una radiolina e, all’ora del giornale radio,
ascolto le ultime notizie, vorrebbe lasciarla accesa anche quando
va via, per sentire la musica, ma la paura che potesse stancarmi,
combinato all’impossibilità di poter chiamare l’infermiera
per togliermela, è troppo grande.
Comincio nel frattempo anche la fisioterapia, un gentilissimo
ragazzo della riabilitazione e una ragazza si alternano a
muovermi, un paio di sedute al giorno che mi riempiono la
giornata, solo 1 ora al massimo, ma mi danno i tempi della
giornata, cosi come il consueto bagno del pomeriggio, i cambi
turno, l’accensione (drammatica, un lampo attraverso le palpebre
finchè l’occhio non si abitua) e lo spegnimento della luce
sopra il letto, riesco a definire anche le ore.
Non ho dolore particolare, ma la cosa più dura è la postura, mi
devono girare, dovrei stare al massimo 4 ore per posizione
(troppo); finche supino, tutto ok, ma quando mi girano le ore
diventano interminabili, meno male qualche infermiera capisce
quando sono alla frutta e mi gira, riempiendomi di gioia.
Questo è sicuramente il problema più grande che mi seguirà per
mesi.
Il dolore del collo, in una posizione scomoda, dopo una mezzora
diventa insopportabile, così come le spalle, la schiena ma più
grande di tutto è il dolore alle gambe, anche se viene messo un
cuscino tra le ginocchia, il peso della gamba superiore sulla
inferiore, con il passare del tempo è terribile, essendo io
sensibile nelle gambe, ma non riesci a spiegarlo a chi ti stà a
fianco, bisognerebbe sensibilizzare il personale medico su questo
grande problema e trovare una soluzione.
Quando sarei poi riuscito a spiegarmi con gli infermieri, una
soluzione la troverò:
nella postura laterale le gambe dovevano essere indipendenti, una
piegata e l’altra diritta ma non sovrapposte !
…dimenticavo il lato positivo: quando ti rimettono supino è una
gioia immensa.
Altro terribile dolore: viene deciso (giustamente) che mi devono
fare dei gambali per tenere il piede in posizione, altrimenti
prende la forma dello zoccolo del cavallo e per recuperare sarà
più lungo. Vengono fatti 2 gambali dai tecnici ortopedici che mi
tengono il piede a 90 gradi, dovrei tenerli solo quando sono nella
posizione supina.
Il brutto è che bisogna saperli mettere correttamente, se messi
male o il calcagno, oppure il muscolo (la poca carne rimasta) del
polpaccio, soffre terribilmente.
Passo così notti (nella posizione supina) insonni con dolori
terribili e gli infermieri impossibilitati di togliermeli… per
il mio bene.
Dopo la mia esperienza ho visto che è assolutamente necessario
avere dei gambali come quelli che hanno a Imola.
…dimenticavo il lato positivo: quando te li tolgono è una gioia
immensa.
Arriva un letto speciale apposta per me, ogni 30 minuti si gira di
vari gradi, nel giro di 2 ore mi sposto da una parte all’altra
del letto, sono curioso di provare (ovviamente non lo posso dire
ai medici) ma sento che gli infermieri sono un po scettici.
Si rivelerà un disastro, rischi di essere impigliato o impiccato
per i tubi diverse volte, una addirittura mi fa pensare per la
seconda volta che ci lascio le penne, ancora pochi gradi e… meno
male si accorgono che non funziona, il giorno dopo mi rimettono
nel mio letto, qualcuno ha preso la saggia decisione
immediatamente !
La prima volta che me la sono vista brutta era, sicuramente, durante
un incubo.
Avevo sentito durante il giorno che il tempo era brutto,
la sera minacciava neve in abbondanza e la gioia degli
infermieri per le prossime visite sulle piste di sci non mi era
passata inosservata, ma… durante
la notte manca la corrente, partono i gruppi elettrogeni,
l’infermiere di turno esce un attimo ma, quando rientra non si
apre la porta della rianimazione. Questa deve essere aperta con un
pass che non funziona, il tempo passa, i gruppi cominciano ad
andare in allarme, quanto tempo rimane, quanto ossigeno mi arriverà
ancora ? ecco che allora comincio a pregare, da qui non ci si
salta fuori.
La preghiera, diventerà una grande compagna, il tempo riesco a
dimenticarlo, non conto più le ore, i giorni, aspetto solo che la
visita, che mi posturano, mi lavano, quando sono OK dico le mie
preghiere … tutte le volte quando rimanevo di nuovo solo
ricominciavo. All’inizio solo per me, poi, pensandoci, ero
sicuro che tante persone mi pensavano e mi volevano sicuramente
bene, ecco che allora prima le preghiere per i miei famigliari,
quelli di mia moglie, tutti i parenti, poi per i miei amici, i
miei colleghi ed anche i miei clienti.
Ogni persona la rivedevo, una per una, parlavamo delle solite cose e
il tempo passava anche velocemente (si fa per dire).
Speravo di rivedere le mie montagne estive e la chiesetta della
Madonna delle Nevi a cui devo tanto, mi aveva già protetto
diverse volte, ma questa volta doveva fare gli straordinari. Ho
anche eletto l’ex parroco di Pedrignano, Don Francesco, mio
Angelo Custode ufficiale, per lo meno chi curava i rapporti con i
miei santi protettori.
Avevo riparato il mio primo errore: il tempo !
Verso fine febbraio arrivano i primi sensibili miglioramenti, le
dita si muovono meglio, riesco a fatica scrivere con l’indice
sul lenzuolo, con grossa difficoltà riesco a far capire a mia
moglie i miei pensieri, riesco a rispondere alle prime domande non
solo con un si oppure con un no.
Comincio a muovere la punta della lingua, un successo, niente in
confronto alla gioia di quando sento la forza per alzare anche per
solo qualche millimetro le palpebre.
Attraverso una fessurina, riesco a vedere, quando voglio, le
persone, gli infermieri, i medici che si danno il cambio a
curarmi.
Arriva la mazzata (allora l’avevo giudicata così, invece si
rivelerà una ulteriore grande scelta del personale medico che mi
segue): mi trasferiscono in un centro specializzato a Bologna
(Imola, lo saprò più tardi), non la prendo molto bene, più che
altro per mia moglie, dovrebbe venire fino ad Imola, già deve
fare le corse con i figli, i miei genitori (anche questo lo saprò
più tardi) altre scomodità che si accavallano.
Anche mia moglie mi vede per la prima volta preoccupato e ha ragione.
Dimenticavo di dirvi che nel frattempo davo sempre risposte positive
a mia moglie.
Avevo messo in conto che io dovevo assolutamente TENERLA SU DI
MORALE, quel poco di aiuto che potevo, dovevo darlo, le dicevo
sempre che era tutto OK, nessun problema, nessun dolore e il tempo
passava, non le chiedevo di quanto tempo avrei passate (ovviamente
lo sapevo) e lei evitava accuratamente di parlarne, tranne qualche
accenno al fatto che oramai il peggio era passato ed ero in fase
post acuta, che sarei stato ormai alla metà della mia degenza…
ma quale metà… la meta era
ancora lontanissima.
Viene deciso il giorno del trasferimento: 8 marzo.
Inutile ricordare quanto importante in tutto questo si è rivelato
la professionalità di tutto il personale che mi ha seguito sino
ad ora,a cui va un ringraziamento speciale, dal medico del Pronto
Soccorso, dalla dottoressa della Neurologia, a tutto lo Staff
medico e paramedico della Rianimazione.
...continua |